Attacchi di cuore nei neonati: un test per prevenirli

Individuare i difetti cardiaci nei neonati con la pulsossimetria, uno screening non invasivo

Attacchi di cuore nei neonati: un test per prevenirli

In queste ore la comunità internazionale è scossa dalla morte del nuotatore norvegese Dale Oen, deceduto a 26 anni per un attacco cardiaco mentre si stava lavando. Le scorse settimane avevamo pianto la morte di Piermario Morosini, giovane calciatore del Livorno stroncato da un attacco di cuore durante la partita, e poco prima quella di Vigor Bovolenta, campione della pallavolo spentosi anche lui mentre giocava.


In Italia la prima reazione dell'opinione pubblica è stata quella di spingere alla dotazione di un defibrillatore gli addetti ai lavori ed i gestori degli impianti sportivi. A livello medico poi, si cerca di capire da cosa siano determinati questi attacchi improvvisi, spesso infatti non ci sono segni esteriori rintracciabili.


La comunità scientifica sta perciò cercando di mettere in funzione nuove tecniche di mappatura dell'apparato cardiaco, a partire dai neonati. In particolare si sta migliorando la tecnica della pulsossimetria, un test non invasivo per individuare i difetti cardiaci utilizzando un semplice screening, da fare 24 ore dopo la nascita, che sarebbe in grado di portare allo scoperto almeno il 76 % dei difetti al cuore che si presentano alla nascita.


Ci stanno lavorando alla Queen Mary University of London, la pulsossimetria, in appena due minuti, misurando la quantità di ossigeno nel sangue, riesce ad individuare quei bambini che hanno bisogno di essere sottoposti ad operazione chirurgica. Il sensore viene posizionato su una parte sottile del corpo, un dito, il lobo di un orecchio, il piede.





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