Il morbo di Parkinson: malattia e geni ereditari

Il morbo di Parkinson è ancora un grande sconosciuto, tra genetica e sintomi ci sono ancora troppe domande senza risposta

Il morbo di Parkinson: malattia e geni ereditari

Tutto sul Parkinson

Del Parkinson si conosce poco, le cause sono sconosciute e poco si conosce sulla sua genetica, come ad esempio sapere con certezza se il rischio dipende anche da geni ereditari. 

Il morbo di Parkinson è ancora un grande sconosciuto, che suscita domande cui dare risposte per superare la paura che ogni malattia porta con sè.

Molto sono gli studi che sono stati condotti per dissipare dubbi e paure e soprattutto per migliorare la qualità della vita di chi viene colpito da questa malattia invalidante. 

Quali sono le cause del Parkinson?

Le cause sono sconosciute, si è arrivati però a capire che esistono dei fattori ambientali e sostanze tossiche che agiscono in sinergia con fattori genetici, quindi familiarità ed ereditarietà. 

La popolazione che potrebbe essere colpita dal Parkinson corrisponde a circa il 2% che aumenta fino al 6% se si tratta di figli di malati di Parkinson. 

Un rarissimo caso di gene mutante fa aumentare la prevalenza genetica sulla componente ambientale nell'aumento del rischio di sviluppare la malattia. 

Il rischio della malattia e la predisposizione dei geni ereditari, potrebbero essere delle informazioni importanti per prevenire molti dei disagi che purtroppo il morbo di Parkinson causa. 

Parkinson: troppo manganese la causa 

Il Parkinson adesso ha una nuova forma, la malattia che viene causata da un eccesso di manganese

Il manganese in eccesso provoca la mutazione di una proteina specifica per il suo trasporto. 

Una quantità superiore di manganese a svolgere le normali funzioni dell'organismo, provoca una mutazione in una proteina deputata al suo trasporto. 

La scoperta è della Clinica Neurologica e Malattie Neuro-metaboliche del Policlinico Santa Maria alle Scotte di Siena in Collaborazione dell'Università di Rotterdam. 

La ricerca è stata pubblicata sull'American Journal of Human genetics. 

Il passo successivo della ricerca prevede che si possa somministrare un farmaco in via sperimentale che consenta di abbassare il livello di manganese in modo da renderlo non dannoso. 

Ecco come una proteina salverà dal morbo di Parkinson 

La degenerazione dei mitocondri a causa del morbo di Parkinson può essere bloccata da una proteina virale. La scoperta del tutto stupefacente viene dall'Inghilterra.

Un gruppo di ricercatori dell'università di Cambridge ha pubblicato uno studio sul Journal of experimental medicine che dimostra come, anche se per ora solo in laboratorio, una proteina virale blocca la degenerazione dei mitocondri, limitando così i danni del Parkinson.

I test di laboratorio hanno messo in evidenza che i mitocondri nei malati di Parkinson in principio sono solo danneggiati, ma con il progredire della malattia si ha la degenerazione totale delle funzioni cerebrali. 

Alla base del danno mitocondriale ci sarebbe il deficit di dopamina, il neurotrasmettitore che viene proprio a mancare nel morbo di Parkinson.

Proprio per controllare che i mitocondri degenerassero è stata usata una proteina di origine virale, che almeno in laboratorio, ha bloccato l'avanzare della malattia proteggendo i mitocondri. 

I test di laboratorio devono essere perfezionati per consentire l'inizio dei test clinici sugli esseri umani, ma sono stati talmente positivi da far pensare che si sia davvero trovato il farmaco giusto contro il morbo di Parkinson. 

Rimedi alternativi contro il morbo di Parkinson: il Tai Chi 

Il morbo di Parkinson trova un'alleato nella pratica del Tai Chi. Il Tai chi è un'antica pratica cinese, correlata all'arte marziale del Kung Fu.

Il Tai chi potenzia la capacità di sviluppare un buon equilibrio fisico e un buon coordinamento dei movimenti; sviluppa anche capacità di rilassamento grazie al corretto uso della respirazione. 

L'Università di Eugene in Oregon  ha condotto uno studio che ha dimostrato come la pratica del Tai chi sia utile nel Parkinson. 

Lo studio è stato pubblicato sulla rivista New England Journal of Medicine.

La pratica del Tai chi farebbe bene perchè fa mantenere un buon equilibrio e quindi facilita i movimenti e a stare in piedi. 

I risultati dello studio sono sorprendenti perchè si è evidenziato che solo dopo 3 mesi di pratica si sono ridotte le cadute e si rallentano i sintomi. 

La conclusione è che stavolta dobbiamo "copiare" la pratica del Tai chi per migliorare i sintomi fisici del morbo di Parkinson. 

 





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