Degrado ambientale

Degrado ambientale.

Degrado ambientale


La Conferenza di Rio, svoltasi nel 1992, coronò l'emergere delle questioni ambientali come grande tema delle politiche nazionali e internazionali. Con Rio da un lato si affermava la necessità di un governo globale di alcuni questioni ambientali planetarie, effetto serra, acidificazione, riduzione dello strato di ozono, tutela della biodiversità. Dall'altro si richiedeva di integrare gli obiettivi di tutela delle risorse e della qualità ambientale sia nelle politiche territoriali ed economiche nazionali (e locali), sia nelle strategie produttive dei gruppi economici. Dieci anni dopo, la Conferenza di Johannesburg 2002, si confronterà con la necessità di fare il bilancio degli effetti ambientali di un decennio di globalizzazione economica per analizzare tre risultati: l'efficacia delle politiche globali e nazionali, pubbliche e private; il bilancio dello stato delle risorse ambientali e dei rischi; il bilancio degli effetti diretti (e indiretti) della globalizzazione dei mercati.


Dematerializzazione relativa e assoluta
Nell'arco dell'ultimo decennio i cambiamenti strutturali dell'economia, la diffusione di nuove tecnologie e lo sviluppo delle politiche ambientali hanno consentito di consolidare il processo di 'dematerializzazione' e di riduzione dell'intensità ambientale dello sviluppo economico avviatosi dalla metà degli anni '70. Tutti i principali indicatori ambientali si sono disaccoppiati dagli indicatori economici. Su scala globale, a fronte di una crescita del 20% del Prodotto Interno Lordo e di una crescita del 12% della popolazione (nel periodo 1990/1998), i consumi energetici sono aumentati del 10,5%, le emissioni di Co2 (da soli usi energetici) sono cresciute del 8%, le emissioni di anidride solforosa e di ossidi di azoto diminuiscono, i consumi di ferro sono aumentati del 3% (mentre erano cresciuti del 11% nel decennio precedente), l'estensione delle terre arabile è rimasta stabile (mentre erano cresciute del 4% nel decennio precedente), il tasso di crescita dell'inquinamento organico rilasciato dagli scarichi idrici si è ridotto. Su scala globale siamo di fronte a quella che è stata chiamata una 'dematerializzazione relativa', perché in assoluto è comunque cresciuto il prelievo di risorse energetiche e di materie prime, sono cresciute le aree naturali convertite (per urbanizzazione, agricoltura o degrado), sono aumentate le emissioni climalteranti e idriche e i rifiuti rilasciati nell'ambiente. Ma ciò è avvenuto ad un tasso inferiore rispetto al passato e con una intensità inferiore a quello della crescita economica.


La riduzione delle pressioni ambientali nei paesi sviluppati
Nei paesi sviluppati, e soprattutto in Europa, per molti aspetti si è realizzata una riduzione assoluta dei carichi ambientali pari al 4%. Le emissioni atmosferiche, dall'anidride solforosa, agli ossidi di azoto ai metalli pesanti e alle diossine, si sono in tal modo uniformemente e costantemente ridotte. I consumi di fertilizzanti e pesticidi sono diminuiti, in valore assoluto, per ettaro coltivato, per tonnellata di prodotto. I prelievi idrici, nella gran parte dei paesi europei, si è ridotta o stabilizzata ed è diminuito (per quantità e pericolosità) il carico inquinante rilasciato nei corpi idrici, nelle acque sotterranee e in mare. Considerando il riciclo, anche la quantità di rifiuti destinata a smaltimento si è stabilizzata o ridotta (in alcuni paesi in maniera consistente). Nei paesi industrializzati l'inversione di tendenza è evidente ed è oggi guidata non solo dalla normativa ambientale e dagli strumenti fiscali, ma anche dal mercato e dagli orientamenti dei consumatori. Aumentano in maniera sensibile sia l'offerta che il consumo di prodotti industriali ad alta efficienza energetica e qualità ambientale, di prodotti agricoli e alimentari biologici, di turismo naturalistico, di prodotti finanziari orientati ambientalmente. Non è un processo irreversibile. La pressione per un allentamento dei vincoli ambientali e per limitare l 'internalizzazione dei costi ambientali resta alta,anche se ormai il mondo industriale e agricolo è diversificato e non costituisce più un blocco omogeneo che resiste all'innovazione e alla tutela ambientale. Ciò nonostante nella gran parte delle regioni dei paesi sviluppati è cambiata, soprattutto nel corso di questo decennio, la qualità del problema ambientale e del conflitto ambientale. Gli scarichi idrici e atmosferici e lo stesso smaltimento dei rifiuti,non costituiscono più, se non in alcune aree e punti circoscritti, un'emergenza e un rischio ambientale. Il tema fondamentale non è più contenere i danni, ma migliorare la qualità. Pur con molte eccezioni (ad esempio per molte regioni italiane) e con diversa efficacia, la maggiore efficienza ambientale della produzione e la realizzazione di una rete di infrastrutture ambientali hanno consentito di spostare l'attenzione sulla qualità ambientale dei consumi, del territorio e dell'ambiente urbano. La sfida ambientale e il conflitto fondamentale si è spostato sul campo delle politiche urbanistiche, sul traffico urbano e sulla mobilità, sull'infrastrutturazione del territorio, sulla qualità dell'alimentazione, sulla tutela del paesaggio, sul ripristino degli ambienti verdi e naturali.


Il degrado ambientale nel sud del mondo
Se nel Nord del mondo si contraggono i carichi ambientali immessi e in parte si assiste a un recupero di funzionalità ambientale, il degrado e l'inquinamento ambientale esplode invece in tutto il Sud del mondo. Nei paesi in via di sviluppo sia la crescita economica che il declino economico si traducono con prepotenza in danno ambientale. In queste aree del mondo, e con più evidenza nelle aree meno dinamiche o in declino, peggiora anche la stessa efficienza d'uso delle risorse. Tra il 1990 e il 1998 l'intensità energetica è aumentata (o non è diminuita) in quasi tutte le regioni del mondo fuori dall'area OCSE,con la sola importante eccezione della Cina. In questa parte del mondo, anche trainata da un miglioramento delle condizioni di vita, la crescita dei consumi energetici ha in genere sopravanzato la crescita economica e all'interno dei consumi energetici è cresciuta la componente di combustibili fossili e di combustibili ad alto contenuto di carbonio. Questo peggioramento è più evidente nelle aree meno dinamiche o in declino (l'Africa e i paesi dell'ex blocco sovietico), ma non risparmia neanche economie dinamiche come l'Indonesia o la Malesia. Anche se al crescere del tasso di industrializzazione (e del reddito) aumenta anche l'efficienza nell'impiego delle risorse (ma non sempre e non con la stessa intensità si riducono consumi e emissioni totali), il ritmo dello sviluppo industriale di questi paesi, sommandosi al carico demografico, prospetta problemi sconosciuti all'evoluzione del sistema industriale occidentale. Particolarmente rilevante è l'impatto sulle risorse idriche, sia in termini di prelievi che di scarichi. A differenza di quel che succede nei paesi industrializzati, dove il carico inquinante subisce una contrazione,in tutti i paesi in via di sviluppo le emissioni inquinanti sono in forte accelerazione. Anche in questo caso la crescita delle emissioni da attività industriali, in molti paesi, ha un tasso superiore a quello della crescita economica. Tra il 1980 e il 1996 le stime per l'Indonesia segnalano un aumento del carico inquinante del 350%, per la Cina del 260%, per la Malesia del 200%. L'inquinamento atmosferico presenta andamenti diversificati nei vari paesi in via di sviluppo. In alcune aree urbane, in Cina, in Brasile, in Messico, le rilevazioni disponibili segnalano una contrazione dei livelli di inquinamento atmosferico, le cui concentrazioni nelle aree urbane restano però eccezionalmente elevate rispetto ai paesi sviluppati. Mentre sembrano ridursi gli effetti legati al riscaldamento e alla produzione di energia, la crescente motorizzazione determina condizioni di inquinamento drammatiche. In India, con una prevalenza di veicoli a due e tre tempi (che rappresentano il 65% del parco e il 60% dei consumi), una bassa qualità dei combustibili (un più basso contenuto di benzene e zolfo è entrato in vigore nel 2000) e una scarsa manutenzione, il traffico è ritenuto responsabile del 64% dell'inquinamento atmosferico a Delhi,del 52%a Mumbai, del 32% a Calcutta. Recenti stime indicano in circa 2 milioni di morte premature gli effetti sanitari del traffico nelle città indiane. E, più in generale, in questi paesi crescono tutti i principali fattori di impatto:consumo di pesticidi, consumo di sostanze dannose per la fascia di ozono, consumo di suolo. Certo, l'impatto complessivo di questi paesi resta, sotto molti profili, marginale. Negli ultimi 10 anni sul totale dei consumi energetici la quota dei paesi OCSE è cresciuta ulteriormente e nonostante il vertiginoso aumento dei consumi procapite in Asia (+19% in 10 anni,contro una media OCSE del 5%) in valori assoluti il consumo procapite asiatico è cresciuto di meno della metà di quanto non sia cresciuto quello di un abitante dei paesi sviluppati. Ma il percorso dell'industrializzazione nei paesi occidentali non ha avuto i ritmi violenti che caratterizzano la condizione dei paesi di nuova industrializzazione né ha dovuto confrontarsi con analoghi tassi di esplosione demografica e di urbanizzazione. Né, soprattutto, è mai prima d 'ora avvenuto nella storia che una vasta quantità di paesi sperimentasse per un lungo periodo il declino o la stagnazione economica associato ad una rapida crescita demografica. Anche se oggi sono teoricamente (ma non economicamente) disponibili tecnologie e conoscenze capaci di consentire una forte minimizzazione degli impatti, l'impatto sulla qualità e disponibilità delle risorse ambientali dei processi in atto in questi paesi potrebbe rivelarsi più devastante di quella conosciuta nel Nord del Mondo.

Documento di Lega Ambiente ©


 
 





LASCIA UN COMMENTO

 Ho preso visione e accetto l'informativa sulla privacy